Re-Re-Re

Non tutti sanno che mangiamo microplastiche!

I rifiuti dispersi nell’ ambiente da molti uomini, arrivano in mare e si decompongono in frammenti
per effetto della luce solare e del moto ondoso. Queste microplastiche, essendo molto piccole,
vengono scambiate per plancton dai pesci e poi ingerite da essi, così finiscono nei nostri piatti.

Ma cosa sono le microplastiche? E quante sono?

Le microplastiche sono frammenti di materie plastiche, inferiori ai 5 millimetri, in sospensione nei
mari e negli oceani oltre che depositate sui fondali.
Queste particelle sono divise in primarie e secondarie. Le primarie sono quelle direttamente
rilasciate nell'ambiente sotto forma di piccoli frammenti (derivanti dalle materie prime come pellet
e polveri di plastica utilizzate nella produzione di materiali plastici), quelle provenienti dal lavaggio
dei capi sintetici (35%), dall’ abrasione degli pneumatici durante la guida (28%) e quelle aggiunte
intenzionalmente nei prodotti per la cura del corpo (2%).

Le microplastiche secondarie, invece, sono prodotte dalla degradazione degli oggetti di plastica più
grandi e rappresentano il 68-81% delle microplastiche presenti nell’ oceano.

I numeri sono sconcertanti, ma quello che, ancora di più, lascia senza parole sono gli studi fatti su
queste microplastiche. è stati rilevato che esse siamo ancora più dannose della plastica perché sono
molto più piccole, quasi invisibili ad occhio nudo e più difficili da raccogliere. Inoltre, secondo la
Ellen Macarthur Foundation, se l'immissione di queste sostanze continuerà ai ritmi attuali, il peso
delle microplastiche supererà quello della fauna ittica entro il 2050.

Che cos’è una Startup?

Il termine di derivazione anglosassone significa partire, mettersi in moto e comunemente viene utilizzato per indicare un’azienda di piccole/medie
dimensioni che investe in un mercato improntato sull’utilizzo delle nuove tecnologie.
La fondazione di questo archetipo si sviluppa su reti informatiche come internet e i social per evolversi e trovare, tramite una sperimentazione, il prototipo di business e strategia ottimale.
Questo progresso è sviluppato per la maggior parte da grandi investitori che credono nel progetto industriale e finanziario dell’azienda.

Esistono veramente le Startup?

Un esempio di azienda Start Up è BioCellection che sviluppa tecnologie avanzate per trasformare la plastica non riciclabile in . prodotti di qualità che si possono
riutilizzare. Focalizzandosi sul 91% della plastica che inquina i nostri oceani e che occupa gran parte dello spazio sulla terra, stanno aumentando delle nuove opportunità di riciclo impiegando nuove tecnologie e capacità di recupero/riuso.

Il nostro mondo è abitato “anche dalla plastica” oltre che dall’uomo e per mantenere questo pianeta pulito e incontaminato dobbiamo usare i rifiuti in modo sostenibile, facendo si che non inquinino più di quanto lo stiano già facendo. Riflettendo, immaginiamo un futuro in cui tutte le plastiche che utilizziamo vengano poi riciclate per tutto il tempo di vita che noi percorreremo quindi in un periodo indeterminato. Per raggiungere l’ obiettivo quest’azienda si preoccupa di brevettare nuove tecnologie allo scopo di trasformare i prodotti di qualità sostenibile. Miranda Wang, cofondatrice di BioCellection, si sta preoccupando riguardo questo fenomeno e afferma che la loro missione è indirizzare soprattutto la popolazione più giovane al riciclaggio della plastica, sviluppando processi nuovi e sostenibili che trattano i rifiuti di plastica difficili da riciclare. A questo proposito collaborano anche altre associazioni che sostengono questo progetto.

Il loro obiettivo?

Con questo programma cercano di sensibilizzare le persone. Per ora 30 kg di plastica è stata riciclata e più di 10.000 di sacchetti di plastica raccolti dagli
oceani e dalle discariche sono stati poi riutilizzati. Ciò che spinge questa organizzazione al riciclo è l’impatto negativo che l’inquinamento sta avendo sul pianeta, perciò cercano di mettere in salvo la Terra per le generazioni future. Stanno lavorando duramente per trasformare questi progetti in realtà e renderli utilizzabili in tutto il mondo. Sono convinti che questo danno ambientale possa risolversi ma solo l’aiuto e la collaborazione di gente con volontà, desiderio e intenzione di cambiare, potranno risanare il Nostro Pianeta.

Noi

Dalle parole ai fatti

Dopo un lasso di tempo durante il quale la sostenibilità dell’ambiente è stata trascurata, la società è
arrivata ad un punto in cui è impossibile ignorare i danni causati dall’ indifferenza. Tutto ciò, nell’ultimo
periodo, ha portato ad un maggior riguardo verso l’ambiente sia da parte delle organizzazioni private che
delle istituzioni.

I principali progetti volti alla salvaguardia del territorio sono stati attuati da organizzazioni internazionali
come il WWF e altre associazioni locali ad esempio Basta Plastica in Mare (Associazione di Promozione
Sociale), ideatore di “Romagna Plastic Free/2023”, che ha lo scopo di eliminare quasi completamente la
plastica dalla Costa Romagnola dell’Adriatico entro il termine prestabilito.

L’importanza dell’educazione

 

L’educazione alla sostenibilità deve partire anche dalle scuole, le quali devono cercare di sensibilizzare le
persone già dall’infanzia. Per questo motivo sempre più istituti prendono iniziative finalizzate alla pulizia dei
luoghi pubblici. Un progetto al quale abbiamo partecipato quando frequentavamo la scuola secondaria di
primo grado ,prevedeva che gli alunni dedicassero più giornate alla pulizia del proprio Comune.
Inizialmente noi ragazzi non avevamo pienamente compreso l’importanza di tale gesto,ci sentivamo
spensierati ed entusiasti di svolgere un’attività di gruppo differente dalle ordinarie lezioni.
Ma dopo attente riflessioni svolte insieme agli insegnanti e alle proprie famiglie,durante le quali è stato
presentato l’argomento e gli effetti negativi che ne conseguono, abbiamo capito come ognuno di noi possa
fare la differenza nel suo piccolo e questo ha suscitato in noi un senso di soddisfazione.

Uniti verso un unico obiettivo

 

Recentemente si è svolta un’attività di sciopero contro i cambiamenti climatici,che ha coinvolto in prima
persona sia ragazzi che persone adulte. Una manifestazione pacifica,apartitica e studentesca organizzata
da GreenPeace e dal comitato “Basta Plastica in mare”. Essa prevedeva la pulizia di due punti della città di
Rimini, ovvero il mare e il Parco Marecchia. Ognuno dei partecipanti doveva decidere se recarsi all’uno o
all’altro luogo per aiutare a ripulirlo dalla plastica e dai rifiuti, successivamente i due gruppi si sono
incontrati in Piazza Cavour dove hanno scambiato riflessioni e interventi. I membri del nostro gruppo hanno
preferito recarsi in spiaggia, anche per via del coinvolgimento in un progetto legato alla tutela del nostro
mare. In questa occasione, le nostre emozioni sono state molto differenti rispetto al progetto del quale vi
abbiamo raccontato precedentemente. In primo luogo eravamo più consapevoli della rilevanza di ciò che
stavamo svolgendo e vedendo le condizioni della spiaggia ci siamo resi conto di essere direttamente
responsabili della situazione.

Mentre ripulivamo la zona prescelta, eravamo soddisfatti di aver effettivamente contribuito, finalmente non solo con le parole ma anche con i fatti.

Inoltre, nel ritrovo in piazza Cavour, erano presenti cartelloni e striscioni creati dai ragazzi con lo scopo di far capire che la tematica sta veramente a cuore alla nuova generazione e che non è solamente una giustificazione a un’assenza. Tutto ciò ci ha fatto sentire parte integrante di un vero e proprio movimento sociale che
potrebbe porre un rimedio alla problematica attuale.

Perché?

FAI PARTE ANCHE TU DELL’ECONOMIA CIRCOLARE: INIZIA A RIUTILIZZARE

La nostra vita quotidiana, così come il ciclo produttivo delle aziende, è basata sul consumismo.
Ogni giorno utilizziamo prodotti di massa non sfruttati totalmente.
Questo a causa dell’utilizzo da parte delle imprese dell’economia lineare rispetto a quella
circolare.

ECONOMIA LINEARE VS ECONOMIA CIRCOLARE

 

L’economia lineare si basa sullo sfruttamento delle materie prime per la creazione del prodotto
finale, senza considerare il riutilizzo degli scarti, bensì solo il loro smaltimento, causa principale
dell’inquinamento marino e terrestre. E’ preferita perché più redditizia in quanto, all’interno della
nostra società, i prodotti a fine vita vengono considerati un peso e quindi buttati senza pensare a
una possibilità di riciclarli perché troppo costoso.
L’economia circolare si trova invece in contrapposizione perché punta a rigenerarsi da sola.
Ciò che gli altri butterebbero, qui viene riutilizzata, rielaborata e reintegrata in quanto il suo obiettivo è quello di porre attenzione all’impatto ambientale e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale minimizzando gli scarti e le perdite.

RIMINI VERSO L’ECONOMIA CIRCOLARE

Nel riminese l’economia circolare non viene ancora utilizzata abbastanza dalle aziende, ma viene
però promossa attraverso l’ECOMONDO: “una fiera internazionale con un format innovativo che
unisce in un’unica piattaforma tutti i settori dell’economia circolare: dal recupero di materia ed
energia allo sviluppo sostenibile” (cit. www.ecomondo.com).
Si terrà quest’anno la 23esima edizione dal 5 all’8 novembre 2019 dell’evento durante il quale
verranno presentati vari punti su rifiuti e risorse, bioeconomia circolare, bonifica e rischio
idrogeologico e acqua.

COSA POSSIAMO FARE NEL NOSTRO PICCOLO?

La risposta a questa domanda non è così complicata perché ci sono diversi modi semplici ma
efficaci per riutilizzare tutti i prodotti fatti di plastica.
Eccone alcuni esempi:
1) Salvadanaio
Stai raccogliendo qualche spiccio per la tua prossima vacanza? Perdi sempre le monete dal portafoglio?
Un salvadanaio creato con una bottiglietta di plastica e qualche tappo potrebbe fare al caso tuo!

2) Giardinaggio
Il tuo giardino è un disastro? Terra e piantine in ogni dove? Non hai mai tempo per annaffiare?
Con pochi passi potrai creare degli utensili adatti a sistemare tutto ciò.

3) Portamatite
Hai una camera sempre in disordine? Ami disegnare ma non hai ma i tuoi colori sono sparsi per tutta casa?
La soluzione è a portata di mano: una zip e una bottiglia di plastica saranno i tuoi “ingredienti”.

4) Alberi di cannucce
Ti manca qualche addobbo per il tuo albero? Sei stanco delle solite decorazioni di Natale? Semplici creazioni potrebbero rendere il tuo Natale più unico che mai…

C’hai preso gusto? Queste sono solo poche delle idee che potresti realizzare diventando anche tu
parte integrante dell’economia circolare… Clicca qui per qualche ulteriore idea ecosostenibile!

Buone Notizie

Friday for Future

Noi ci siamo. Le nostre città ci sono. Siamo sempre di più. Siamo sempre più persone. Siamo sempre più uniti.
Venerdì 15 Marzo 2019, i giovani studenti di 98 paesi si sono dati appuntamento in 1.235 città per unire le forze e per manifestare contro le istituzioni, durante la giornata globale destinata allo sciopero studentesco per il cambiamento climatico.
Qui a Rimini, in una “un po’ troppo calda” giornata, folle di studenti, di tutte le scuole di ordine e grado della Provincia, si sono mobilitati tutti insieme per protestare contro questo problema che affligge il nostro pianeta. Durante le prime ore della mattinata, i ragazzi si sono incontrati rispettivamente nella spiaggia libera vicino al Porto e nel parco del fiume Marecchia con uno scopo preciso.
Questo gesto simbolico è stato quello di ripulire questi luoghi, ormai urbanizzati e inquinati che negli ultimi anni stanno diventando delle discariche a cielo aperto.
In tanti si chiederanno “Perché perdere tempo manifestando e saltando le lezioni? Le lezioni saranno o no più importanti?!”.
La risposta?!
Questa situazione, purtroppo, continua a peggiorare sotto gli occhi di tutti e studiare per avere un buon lavoro nel futuro, non avrebbe più senso in quanto il futuro potrebbe non esserci più a causa dell’uomo.
Citando il discorso tenuto dalla sedicenne attivista svedese Greta Thunberg ormai nota per per le sue manifestazioni regolari tenute davanti al Riksdag di Stoccolma:”…alcuni dicono che dovrei essere a scuola, dicono che dovrei studiare per diventare una scienziata climatica così posso “risolvere” la crisi climatica, ma la crisi climatica è stata già risolta abbiamo già tutti i fatti e le soluzioni dobbiamo solo svegliarci e cambiare, è perché dovrei studiare per un futuro che presto non ci sarà più?…E perché imparare dei fatti a scuola, quando i fatti più importanti, forniti dalla massima scienza dallo stesso sistema scolastico chiaramente sono privi di valore per i nostri politici e le nostre società.
Si, abbiamo bisogno della speranza certo che ne abbiamo bisogno ma c’è una cosa che ci serve di più della speranza, è l’azione! Quando iniziamo ad agire c’è la speranza dappertutto quindi anziché cercare la speranza cercate l’azione e solo in questo momento arriverà la speranza”.
Quindi, perché continuare a stare fermi senza reagire davanti a un mondo che si sta frantumando e che sta morendo nelle nostre mani?
Smettiamola, iniziamo a darci da fare sul serio, si parte sempre da ognuno di noi e dai piccoli gesti che piccoli non sono mai. Perché se a compiere piccoli gesti non si è mai soli, alla fine diventano grandi gesti. Ad esempio un piccolo gesto come quello di buttare rifiuti e plastica in mare se viene fatto da più persone fa la differenza.
Vuoi vedere un futuro davanti a te? Il mondo così non può andare avanti e ormai si può capire da tutti i segnali d’allarme che ci invia. Se vuoi sperare ancora in qualcosa, nel tuo futuro e nei tuoi sogni cerca di fermare questo degrado ambientale.

 

 

Riviera

#FRIDAY FOR FUTURE: La Terra chiama e Rimini risponde

Perché studiare per un futuro che potrebbe non esserci?

“Non possiamo, né dobbiamo rassegnarci, dobbiamo spingere chi governa a cambiare le cose o non ci sarà futuro…Nessuno è troppo piccolo per cambiare il mondo”.

Queste sono le parole di Greta Thunberg, la ragazzina svedese di soli 16 anni, diventata in poco tempo simbolo del movimento ambientalista studentesco.

Dal 20 agosto 2018 si è rifiutata di andare a scuola fino al giorno delle elezioni, chiedendo al governo di occuparsi del cambiamento climatico, adattando politiche più incisive per ridurre l’emissione di anidride carbonica. Passate le elezioni Greta ha ricominciato ad andare a scuola, ma ogni venerdì torna ad impugnare il suo cartello e a far sentire la sua voce.

Da allora è diventato un fenomeno virale, coinvolgendo milioni di studenti da tutto il mondo e anche Rimini ha deciso di aderire alla causa.

Venerdì 15 Marzo 2019 in tutto il mondo si sono svolte manifestazioni per azionare un meccanismo di rivolta contro le istituzioni politiche, non curanti degli evidenti cambiamenti climatici. Rimini è tra le 1693 città del mondo, 182 italiane, che hanno aderito all’invito di Greta.                                                                                                      Nella provincia romagnola ha avuto luogo uno sciopero studentesco di natura pacifica e apartitica, organizzata tramite associazionismo come Greenpeace e il Comitato Basta Plastica in Mare.

L’intento era di dimostrare che c’è concretamente una richiesta di sostenibilità ambientale da parte dei giovani.

COME SI È SVOLTA LA MANIFESTAZIONE?

 

Alle ore 9:00 gli studenti si sono ritrovati per andare a pulire due diversi punti della città: la spiaggia libera del porto e il Parco Marecchia.                                                                                                                                           Alle ore 11:00 i due gruppi si sono ricongiunti in Piazza Cavour dove sono state scambiate riflessioni ed interventi. Qui ha avuto sede la manifestazione vera e propria.                                                                                                            È stata data la possibilità di esprimere la propria opinione a chi volesse farlo.                                                                                                    I ragazzi sono stati invitati a portare cartelloni e striscioni con vari slogan di protesta e di difesa dell’ambiente.

Hanno dato sfogo alla loro immaginazione creando vere a proprie “opere d’arte”; tra i cartelloni più d’effetto:

  • “è inutile per l’uomo conquistare la luna se poi finisce per perdere la terra”
  • “Il mio gabinetto è più pulito #SaveThePlanet”
  • “Nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità ambientali ma tutti vogliono andare in vacanza dove la Natura Abbonda”
  • “Roses are dead, Sea isn’t blue, The Earth is dying and so will you”

Tra la folla in Piazza Cavour erano presenti il Sindaco Gnassi, il vicesindaco Lisi e gli assessori Montini, Frisoni ed esponenti del mondo ambientalista.

 

EFFETTI:                           

 

Al termine della manifestazione sono stati raccolti centinaia di sacchi della spazzatura e sistemati davanti al Teatro Galli per formare la frase: Climate Strike (Sciopero per il clima).

L’obbiettivo è stato raggiunto: molti giovani si sono interessati all’argomento, con la speranza di poter cambiare le sorti del mondo partendo da un piccolo gesto come questo.

 

 

Riviera

La festa più attesa dai maturandi di tutta Italia

COSA SONO E PERCHE’SI FESTEGGIANO I 100 GIORNI?

I 100 giorni sono l’evento più atteso da tutti gli studenti dell’ultimo anno degli istituti superiori.                                                                                                                       Un rito di passaggio obbligatorio e come tale merita di essere celebrato al meglio.

L’usanza dei 100 giorni discende da una tradizione militare risalente al 1840. Da quel momento gli allievi iniziarono a tenere il conto alla rovescia dei giorni che mancavano alla fine dei corsi, festeggiando in particolare l’arrivo degli ultimi 100 giorni.  Il passaparola fece in modo che tutte le scuole militari iniziassero a celebrare questa ricorrenza.

Oggi questa tradizione si è diffusa in tutte le scuole italiane e indica la mancanza  dei giorni alla data della prima prova d’Esame.

I 100 GIORNI SULLA RIVIERA ROMAGNOLA:

Negli scorsi anni la festa ha visto sempre più partecipanti da tutta la Romagna e oltre, per questo nel 2019 è stata scelta come location l’RDS Stadium di Rimini, che può contenere oltre 7000 persone.

L’11 marzo è la data scelta per quest’anno e la serata si svolgerà nel seguente modo: ci sarà una cena e poi seguirà il vero e proprio festeggiamento fino alle prime ore del mattino.

Il problema dell’ambiente è un tema molto attuale e dolente. Anche durante l’organizzazione e pianificazione di eventi risulta un tema importante da tenere in considerazione.

Fino a poco tempo fa venivano impiegati moltissimi oggetti in plastica usa e getta, che hanno portato ad uno spreco e ad un incremento dell’inquinamento ambientale.

In tal proposito sono stati presi alcuni provvedimenti dal comune di Rimini e saranno introdotte sanzioni a chiunque disperda per l’ambiente plastica e plastificati che inquinano e creano all’ecosistema.

Un primo provvedimento attuato dall’organizzazione della festa  è stato eliminare la maggior parte delle prevendite cartacee, sostituendole con prevendite digitali che prevedono la compilazione di moduli online.

Ma il problema comunque rimane persistente: infatti la plastica viene comunque usata in maniera eccessiva: quantità industriali di bicchieri, cannucce, piatti monouso, coriandoli, palloncini…

Ma dove andranno a finire una volta finita la festa?

È questo il vero problema!

Per questo è opportuno cambiare alcune abitudini e usi della società, partendo da piccoli accorgimenti che faranno la differenza.

festa dei 100 giorni

5 ACCORGIMENTI PER UN PARTY PLASTIC FREE:

  1. Eliminare le cannucce monouso;
  2. Eliminare bicchieri e bottiglie in plastica, sostituendole con bottiglie in carte che sono più facilmente riciclabili;
  3. Evitare l’uso di coriandoli non biodegradabili;
  4. Pubblicizzare l’evento solo tramite Social o tramite Internet per evitare l’inutile spreco di plastica dei manifesti pubblicitari;
  5. All’interno del locale e fuori introdurre più bidoni per evitare la dispersione dei rifiuti nell’ambiente.

Questi accorgimenti naturalmente dovrebbero essere applicati ad altre manifestazioni e feste.

Rimini essendo una località turistica di fama internazionale dovrebbe attuare queste accortezze poiché potrebbe rischiare di danneggiare seriamente la sua fama a livello turistico.

Il turista non guarda più solo al divertimento, ma è sempre più attento al rispetto dell’ambiente e ad un turismo ecosostenibile.

Piccoli cambiamenti che possono fare la differenza.

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Ecco cosa nasconde il mare: un problema di dimensioni oceaniche

Che cos’è il Pacific Trash Vortex?

Il Pacific Trash Vortex è una corrente che trattiene i rifiuti, tra cui plastica, vetro, legno, gomma, resina e altro ancora, e crea delle vere e proprie isole. La prima è stata scoperta nel 1997 dal velista Charles Moore.

Dove si trova?

La massa di spazzatura è situata nella zona dell’Oceano Pacifico che si estende tra California e Arcipelago Hawaiano, per l’esattezza tra il 135° e il 155° parallelo Nord.

Di quanti rifiuti si tratta?

Al momento non si hanno stime precise, le dimensioni oscillano tra i 700 mila kmq e i 20 milioni. La marina degli stati uniti stima 100 milioni di tonnellate di rifiuti di cui circa 3 milioni di plastica.

Cosa l’ha generato?

Spesso la colpa dell’inquinamento oceanico ricade sui container che trasportano merci.

Come vediamo nel grafico però, è evidente che la maggior parte dei rifiuti proviene dalla terra ferma. 

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Da dove proviene la plastica in mare?

Il grafico precedente ci ha illustrato che l’80% dei rifiuti proviene dalla terra ferma. Ma quanto contribuiscono i singoli continenti?

Al primo posto, i fiumi dell’Asia trasportano in mare l’86% della spazzatura totale, mentre gli altri continenti raggiungo assieme il rimanente 14%.

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Ma i rifiuti in mare si decompongono? Se si, tra quanto?

Come già accennato in precedenza, i rifiuti nel mare sono di diversi materiali e di conseguenza i tempi di degradazione sono svariati. Variano da 2 settimane per la carta igienica ai 600 anni per la rete da pesca. Ma come ogni formula, c’è un’eccezione; il vetro nel mare non si

decomporrà mai!

Come altri molti rifiuti che non avranno tempo per decomporsi e verranno ingeriti da altri esseri animali.

Cosa è successo al nostro mare?

Ogni anno questa “zuppamortale cresce di 80.000 km² e di conseguenza comporta il costante aumento della morte della fauna marina. Grazie allo scienziato francese Water Week si è potuta affermare la stima di 1,5 milioni di animali morti a causa della plastica.

Tale morte deriva dall’attrazione da parte dell’ecosistema marino, ingannato dalla presenza della plastica, piattaforma perfetta per la crescita delle alghe, che funge da ripetitore di ultrasuoni emanati dal medesimo per l’intercettazione le prede. Gli animali, inconsapevolmente, si nutriranno di questo materiale che ne comporterà la morte. Tali elementi essendo sintetici comportano il blocco intestinale dell’organismo essendo quest’ultimo impossibilitato a digerire.

Alcuni esiti dell’utilizzo della plastica mal gestita 

Questo tipo di inquinamento marino purtroppo sì è verificato con situazioni estreme come il ritrovamento di una balena morta spiaggiata in Indonesia che conteneva nello stomaco circa 6 Kg di plastica di ogni tipo tra cui bottiglie, sacchetti, tazze e ciabatte.

Il continente asiatico è uno dei più grandi consumatori di plastica al mondo e ogni anno il bilancio di morte delle specie marine cresce sempre di più.

Come salvare gli animali?

Secondo uno studio fatto dal World Economic Forum, un’organizzazione con sede in Svizzera che affronta temi urgenti come la salute e l’ambiente, tra trentacinque anni i nostri mari potrebbero essere maggiormente popolati da plastica che da pesci. Lo scopo di tale campagna mira a sensibilizzare l’uomo a sostituire gli oggetti in plastica con materiali biodegradabili come le borse in tessuto, essere più prudente nello smaltimento dei rifiuti e restringere l’utilizzo di prodotti usa e getta. In Italia vengono ritirati all’incirca 2,1 milioni di tonnellate di plastica ma il riciclo di quest’ultimi è di solo 540 mila tonnellate. Molte aziende hanno preso questo problema trasformandolo in un obiettivo da raggiungere come per esempio Adrias Online, web agency di Rimini che ha sostituito completamente i bicchieri del caffè in plastica con recipienti di cartoncino.

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Noi

I risultati dell’indifferenza

Condizioni sempre più allarmanti 

L’inquinamento dei mari sta diventando uno degli argomenti più discussi, in quanto rappresenta la principale causa dei danni riscontrabili sia negli ecosistemi che nella salute umana.

La principale componente inquinante dei mari è sicuramente la plastica, le cui quantità, costantemente in aumento, sono destinate a peggiorare le condizioni attuali.

Da come è stato fin qui sostenuto risulta evidente che si dovrebbe iniziare a prendere nuovi provvedimenti e soprattutto che le persone rispettino quelli già esistenti, infatti basterebbe anche solo che ogni individuo contribuisse nel suo piccolo.

Tuttavia, sembra che la società non si renda conto delle ricadute che un semplice involucro di plastica  potrebbe avere sull’ambiente o addirittura pare che siano indifferenti, come se la tutela del mondo in cui sono destinati a trascorrere il resto della propria vita non li riguardasse.

Sebbene la sostenibilità ambientale sia diventato un argomento del quale facilmente si sente parlare, nessuno sembra aver realizzato veramente la gravità del problema, forse non basta discuterne perché purtroppo alle persone tutto ciò che entra da un orecchio esce dall’altro,  finendo così per aspettare che magicamente la situazione si sistemi da sola.

inquinamento spiaggia

L’origine del disinteresse

Date le condizioni disastrose riscontrabili in alcune parti del nostro territorio, si può dedurre che i cittadini siano disinteressati a sistemare la situazione e lo dimostrano attraverso il proprio atteggiamento distaccato.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è quali siano le origini di questo diffuso menefreghismo, forse la società contemporanea non è sufficientemente informata riguardo ai rischi provocati dai materiali che vengono dispersi nel territorio.

Ma da dove viene questa mancata conoscenza? Magari è la conseguenza della diseducazione perché la questione non è stata adeguatamente affrontata durante l’ infanzia o l’adolescenza.

Si potrebbe quindi ripartire dalle scuole, insegnando che proteggere la natura è una responsabilità umana e che  il nostro egoismo non può rovinare tutto ciò che ci circonda.

Così facendo la nuova generazione, che ovviamente rappresenta il futuro, riuscirà a crescere nel rispetto del territorio e tramanderà l’insegnamento.
E’ triste però come in molti istituti, che dovrebbero educare e preparare l’alunno alla vita adulta, non ci si impegni neanche ad effettuare semplici misure come ad esempio la raccolta differenziata, quindi è impensabile migliorare le condizioni attuali se persino le istituzioni non prendono provvedimenti a riguardo.
Se i singoli non si sentono appoggiati quando prendono iniziative per cambiare i fatti, a lungo andare proveranno angoscia, trovandosi da soli ad affrontare qualcosa più grande di loro.
Non possiamo permetterci che i pochi ad interessarsi attivamente si sentano scoraggiati, perché la demotivazione porta un individuo dopo l’altro a lasciare la causa, sentendo di essere un puntino insignificante in un mondo estremamente grande che ha un disperato bisogno di aiuto.

Il miglioramento nasce guardandosi dentro

Gli esseri umani non notano ciò che è lontano dai loro occhi, quindi c’è necessità di raccontare il problema,ma non solo a parole, attraverso esempi pratici.
Una volta tolto l’alone dell’ignoranza si tratta solo di riflettere,capire cosa è giusto fare e attuare piccoli accorgimenti, purtroppo ci sarà sempre qualcuno che resterà dell’idea che non sia il suo compito salvare la terra ma se la maggioranza si convince del contrario si può iniziare a sperare.

Perché?

Stiamo mangiando plastica!

La plastica è un elemento presente ovunque intorno a noi ed è quasi essenziale nella vita di tutti i giorni.

Da quando è stata introdotta nella nostra routine, è sempre stata un’arma a doppio taglio in quanto da una parte ha semplificato e migliorato la vita quotidiana ma dall’altro ha contribuito in maniera sostanziale a inquinare l’ecosistema globale, invadendo la nostra esistenza e quindi esponendoci in numerosi modi ai suoi rischi.

Il vero problema è però creato dalle microplastiche.

Che consa sono le microplastiche?

Le microplastiche si creano quando i rifiuti di plastica dei prodotti utilizzati dall’uomo si frantumano in tantissimi e piccolissimi pezzi. Esse si trovano soprattutto nell’ecosistema marino e acquatico,

“…costituendo, infatti, una delle principali cause di morte per soffocamento di molti pesci e uccelli marini, poichè vengono scambiati per cibo.” (citato nell’articolo di anteritalia.org).

La plastica nel corpo umano

Recenti studi ci hanno svelato che l’inquinamento da parte delle microplastiche non interessa solo pesci e molluschi, ma perfino cibi e bevande e prodotti non strettamente provenienti dal mare.

Possiamo infatti trovarle nel miele, nella birra, nei dentifrici, nei cosmetici e nello shampoo, dove sono presenti come microgranuli.

Rendiamoci conto che solo bevendo una lattina di birra ingeriamo decine e decine di microplastiche. Quante ce ne saranno in tutto il resto? E in un singolo pasto?

Sapendo questo pensiamo anche alla nostra “dieta mediterranea” di cui andiamo tanto fieri, in quanto elementi essenziali come sale e acqua minerale, sono formati per circa il 98 % dalle microplastiche. Esse arrivano all’interno dell’acqua in bottiglia soprattutto perché le particelle vengono rilasciate durante i periodi di stoccaggio delle bottiglie di plastica che con le nuove normative arrivano anche oltre all’anno.

“Non è sicuro se le microplastiche che vengono ingerite dall’uomo possono essere trasportate nei tessuti. Sappiamo però che le microplastiche sono ampiamente utilizzate come trasportatori di medicinali e possono trasferirsi nei diversi tessuti dell’uomo” (citazione dell’articolo di promiseland.it).

Diventiamo consapevoli del fatto che le nano plastiche, particelle ancora più piccole delle microplastiche (meno di 5 millimetri), sono in grado di entrare nel flusso sanguigno, nel sistema linfatico e raggiungere quindi il fegato.

Quali conseguenze nella salute?

Le conseguenze sulla nostra salute della presenza di plastica nel nostro corpo sono molto gravi.

Si è appurato che le microparticelle della plastica causano l’aumento delle cellule che comportano il cancro al seno. 

Questo scoperta deve far suonare un campanello dall’allarme e anche se non abbiamo abbastanza elementi necessari per quantificare e rivelare le vere conseguenze sulla nostra salute, dobbiamo “rimboccarci le maniche” per limitare gli effetti nocivi al pianeta e quindi anche sull’uomo.

 

 

Buone Notizie

Plastica: sistemi e strategie per il riciclo

Negli ultimi anni la plastica ha invaso la vita di ogni cittadino, e l’ambiente circostante.

Mari, fiumi, laghi ne risentono maggiormente. E con loro anche gli esseri che li popolano. Tutta l’Europa si sta muovendo per la lotta contro la plastica.

Lotta alla plastica dall’Europa

Infatti, il 24 ottobre 2018 è stato approvato dall’ Eurocamera il divieto della vendita della plastica monouso. Questa normativa prevede che, entro il 2021, materiali come bastoncini cotonati, cannucce, palloncini, sacchetti e polistirolo espanso siano definitivamente tolti dal commercio.

Alcuni Stati europei però, hanno già attuato soluzioni per la riduzione della plastica usa e getta. Un esempio concreto è la Gran Bretagna. Al Lord’s Cricket Ground oltre 25 organizzazioni sportive hanno partecipato ad un evento promosso da due importanti associazioni, insieme alla compagnia #OneLess.

Lo scopo dell’incontro è stato quello di sensibilizzare partecipanti e proporre sistemi alternativi ai materiali monouso. Come prima cosa, Lord’s Cricket Ground ha cessato la vendita di bottiglie di plastica istallando 25 nuovi punti di ricarica di acqua potabile intorno alla loro sede. Inoltre ha eliminato l’utilizzo di cannucce di plastica e lanciato uno schema di tazze riutilizzabile per più di cento volte.

Lotta alla plastica dalle università italiane.

Anche le università italiane hanno deciso di adottare strategie che disincentivano l’utilizzo dei bicchieri da caffè e bottigliette d’acqua, fornendo ad ogni studente borracce in metallo e aumentando quelle aree pubbliche: dispenser d’acqua.

Lotta alla plastica a Rimini per il Carnevale

Con l’arrivo del Carnevale nel territorio del comune di Rimini è stata emessa un’ ordinanza con lo scopo di vietare l’utilizzo di coriandoli e prodotti simili per le strade e spiagge locali.

Il sindaco ha espresso in merito il suo pensiero:

“Festa e rispetto dell’ambiente sono due elementi che possono, anzi devono, andare di pari passo. Festeggiare il Carnevale, certamente, ma senza danneggiare l’ambiente o imbrattare la città e il mare permanentemente.”

Dall’Italia provengono inoltre due ingegneri accomunati da un unico sogno: spazzare via la plastica intervenendo non più a valle, ma a monte. Il progetto è denominato tra virgolette “Seads”, acronimo di Sea Defence Solution.

Esso consiste in una barriera con struttura portante di cavi d’acciao e una sorta di tenda in plastica riciclata immersa in acqua per poco più di un 1 metro. Inserita nel fiume in maniera obliqua, insieme ad un’altra in modo perpendicolare rispetto alla corrente, consente di incanalare i rifiuti verso le sponde dove è previsto un punto di raccolta.

Sperando che queste buone notizie siano le prime di una lunga serie, vi aspettiamo al prossimo articolo!

Il mondo ha bisogno di essere ripulito.