Perché?

Conseguenze della plastica sulla fauna e l’uomo

L’inquinamento da plastica negli ultimi decenni è diventato uno dei problemi più grandi e urgenti da fronteggiare e gestire, infatti, milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno e compromettono la vita di molte specie, inclusa la nostra.

Conseguenze sull’uomo:
Svariate ricerche dimostrano che le tossine rinvenute nella plastica possono portare a disturbi riproduttivi, malattie polmonari, cancro, diabete, danni nello sviluppo in età giovanile e talvolta anche alla morte.
Cosa possiamo fare per ridimensionare l’utilizzo di prodotti inquinanti?

  • Non gettare la plastica sulle spiagge e nei mari
  • Incrementare l’utilizzo di borracce metalliche
  • Acquistare prodotti privi di imballaggi di plastica
  • Diminuire l’utilizzo delle cannucce di plastica
  • Riutilizzare bottiglie di vetro per il consumo d’acqua

Conseguenze sulla fauna:
Gli animali sono danneggiati dal nostro improprio smaltimento di plastica. Non solo compromettiamo i loro habitat ma anche la loro salute. Scambiano la plastica per del cibo e spesso se ne nutrono, portando alla loro morte. Anche se molte persone non sono interessate alla salute della fauna, in realtà è un argomento che tocca anche noi: se gli animali (per esempio pesci) mangiano della plastica e noi mangiamo loro a nostra volta, ingeriamo indirettamente suddetta plastica. Quindi, è un problema di tutti!

Perché?

Imballaggio di plastica nel cibo (è necessario?)

Gli imballaggi per gli alimenti, per quanto a volte necessari, sono spesso usati in modo eccessivo. Un caso eclatante di eccessivo utilizzo di imballaggi per alimenti sono le confezioni monoporzione, la cui popolarità è aumentata molto in questi anni. Sono i cosiddettiformati risparmio, dove in una busta di grandi dimensioni sono contenute numerose porzioni più piccole.

Le confezioni monoporzione sono un altro grande problema; per piccole porzioni di cibo viene utilizzato un quantitativo di plastica sproporzionato e, soprattutto, innecessario.

In Europa gli imballaggi corrispondono al 59% di pattume di plastica e negli Stati Uniti quasi il 65%. Anche se grazie a loro gli alimenti rimangono intatti e incontaminati, è comunque presente il rischio che siano proprio loro a compromettere la qualità del prodotto; la plastica è il materiale più incline a rilasciare sostanze chimiche. La soluzione migliore per questo problema è sostituire il più possibile gli imballaggi di plastica con alternative più sostenibili, meno dannose e soprattutto biodegradabili:

  • biopolimeri (un’alternativa facilmente biodegradabile)
  • legno (es. casse per frutta e verdura)
  • vetro (es. bottiglie per bevande)
  • carta (es. bicchieri monouso)
  • tessuto (es. sacchi per verdure)

Affinché l’utilizzo degli imballaggi di plastica da parte delle grandi aziende diminuisca, è importante che ognuno di noi acquisti prodotti in confezioni sostenibili o smetta di utilizzare dalle aziende che fanno abuso nei confezionamenti di imballaggi di plastica.

Perché?

L’agenda 2030 negli hotel

Il 25 settembre 2015, i rappresentanti dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno creato un programma di azione per lo sviluppo sostenibile: Agenda 2030.
I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sono universali, innovativi, integrati e centrati sulle persone, come: porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo, assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età, rendere le città sicure, garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo, conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

Si può soggiornare in hotel ecosostenibili in Italia?

Rispetto per la natura, qualità della vita, integrazione con le comunità locali, alimentazione bio e a kilometro zero: tutto questo è alla base dell’idea che ha portato alla nascita degli hotel ecosostenibili, molto diffusi in Italia e Europa.
In fondo, perché l’attenzione per l’ambiente deve implicare un’idea di sforzo e negatività?
Il punto di forza degli hotel ecosostenibili è di rendere il rispetto dell’ambiente qualcosa di piacevole e stimolante per le persone.
Le caratteristiche di questi hotel ecosostenibili riguardano la struttura dell’eco-hotel come l’energia da fonti rinnovabili, raggiungibilità senza auto, pannelli solari, riduttori di flusso per il risparmio dell’acqua, riuso delle acque piovane oppure l’uso di detergenti ecologici, di lampadine a basso consumo.

Siete curiosi di sapere quali sono i 3 principali hotel ecosostenibili?

Il Biohotel Panorama di Malles è il primo hotel biologico in Italia; nel 1985 i proprietari ristrutturarono l’albergo secondo criteri di rispetto per l’ambiente all’avanguardia per quegli anni. Oggi possiamo trovare prodotti a km 0, menu gourmet, e la bio distilleria di famiglia.

L’Agriturismo Sant’ Egle di Sorano dove possiamo trovare : la biopiscina, cibo biologico, attività nella natura, percorso detox.
In questo agriturismo tutta l’energia usata, è prodotta da fonti rinnovabili, e le acque piovane sono riutilizzate.

Le Cave Bianche è un eco-design hotel nel cuore dell’isola di Favignana ,progettato pensando di utilizzare la pietra naturale presente grazie a tecnologie costruttive poco invasive e orientando tutte le scelte verso la sostenibilità: impiego dell’energia solare, illuminazione a led diffusa, un sistema anti calcare centralizzato, rubinetteria anti-spreco, riutilizzo e canalizzazione delle acque piovane.

Perché?

Educazione sostenibile: investire sull’acqua nelle scuole

Uno dei temi più discussi negli ultimi tempi è certamente quello riguardante lo sviluppo sostenibile, ma che cos’è?

E’ un percorso educativo in cui si acquisisce la consapevolezza sui temi della sostenibilità sociale, economica e ambientale. È un tema talmente importante che è diventato uno dei punti dell’obiettivo 4 (“istruzione di qualità”) dell’Agenda 2030 ONU.

Tra gli obiettivi principali che ogni scuola deve raggiungere ci sono:

  • accrescere in ogni ragazzo il rapporto con l’ambiente e le diversità naturali e socio culturali del territorio;
  • sensibilizzare sulle tematiche della sostenibilità per agire consapevolmente;
  • riconoscere comportamenti positivi per l’ambiente e il contributo delle innovazioni.

A tal proposito anche le scuole del territorio romagnolo si sono attivate promuovendo alcuni progetti, uno di questi, chiamato “Acqua e scuole 2020”, riguarda l’iniziativa del comune di Rimini, finanziata dall’ ATERSIR un’agenzia locale che si occupa del servizio idrico e della gestione dei rifiuti.

Quest’ultimo è un progetto che ha come principale obiettivo la riduzione di rifiuti in plastica tramite una fornitura nei principali istituti sulla riviera di borracce e erogatori.

Attualmente a Rimini sono stati installati erogatori per la fornitura di acqua potabile e filtrata nelle scuole, di cui 3 nella “Di Duccio”, 2 nella “Borgese”, 4 nelle “Panzini”, 3 nelle “Fermi”, 3 nelle “Alighieri” e 4 alle “Marvelli”, per un totale di 22 erogatori e 3500 borracce distribuite agli alunni.

Ciò ha permesso di educare i più piccoli ad un comportamento responsabile nei confronti della sostenibilità ambientale ;inoltre per incentivare l’utilizzo di questi dispositivi, sono stati collocati in punti strategici degli istituti, come aule e palestre, per garantire una massima semplicità nel loro utilizzo.

All’inaugurazione hanno inoltre presenziato, oltre agli assessori Anna Montini e Mattia Morolli del Comune di Rimini, anche il presidente di Romagna Acque Tonino Bernabè e Alessandro Rapone, presidente di Amir.

Questa iniziativa ha avuto riscontri talmente positivi da essere estesa anche nei comuni di Riccione, Coriano, Verucchio, Santarcangelo di Romagna, Misano Adriatico con il nome di “Una borraccia per l’ambiente”

Perché?

Il “colorato” problema della raccolta differenziata

A tutti è capitato, spostandosi da un Comune italiano all’altro, di notare la grande differenza dei colori per identificare visivamente i contenitori della raccolta differenziata.
I comuni e le province possono infatti stabilire autonomamente gli elementi grafici e i colori dei recipienti. Così facendo però mettono in difficoltà le persone e penalizzano l’efficacia della raccolta differenziata.

Nuova normativa europea

Il 28 settembre 2017 è stata pubblicata una nuova norma, UNI 11686 sui Waste Visual Elements, ossia gli elementi visivi identificativi dei bidoni.
La norma ha lo scopo di facilitare e rendere univoca l’identificazione dei contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti al fine di migliorare la raccolta differenziata in tutta Europa.
La UNI 11686 definisce i colori e gli ulteriori elementi di identificazione visiva per facilitare il riconoscimento del cassonetto giusto nel quale riporre i rifiuti.

I colori stabiliti per il giusto riconoscimento sono:

bidoni raccolta differenziata

  • blu per la carta
  • giallo per la plastica riciclabile
  • turchese per i metalli
  • verde per il vetro
  • grigio per l’indifferenziato

Chi si è adattato

L’Italia è il primo Stato europeo a dotarsi di questa norma che ha il fine di favorire l’obbiettivo UE di raggiungere il 65% di raccolta differenziata da parte di tutti i consumatori e avviare, per almeno il 50% di essi, un processo di recupero e trasformazione dei rifiuti.
Con rammarico, dobbiamo però constatare che la norma è ancora poco applicata, forse ormai dimenticata.

bidoni colorati per raccolta differenziataA Milano, a Napoli e a Roma per esempio, i colori dei cassonetti differiscono tra loro creando disordine e confusione.

E’ il caso del cassonetto verde, utilizzato a Roma per l’indifferenziato e a Milano e Napoli per il vetro.

Altro esempio è il cassonetto blu, adoperato a Roma per vetro, plastica e metallo, a Napoli per l’indifferenziato, mentre a Milano non esiste.

Per ora ci da speranza Torino, che nel maggio del 2021 ha lanciato l’idea di unificare in tutto il Piemonte il colore dei contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti entro il 2024.

Altra buona notizia arriva da Valenza, sempre in Piemonte, che ha acquistato 140 cassonetti a norma UNI 11686 con i versamenti dei cittadini.

Cosa possiamo fare noi

Dato che l’Europa non vuole applicarsi e adattarsi alla norma, nel frattempo anche noi nel nostro piccolo possiamo contribuire alla risoluzione del problema, utilizzando gli stessi sacchetti per la raccolta dei rifiuti e differenziandoli nel modo corretto.
Dobbiamo tenere a mente che:

rifiuti non riciclati correttamente

  •  il giallo simboleggia i rifiuti in plastica
  • il neutro trasparente (biodegradabile) i rifiuti organici
  • l’azzurro la carta e il cartone
  • il verde i vetri e i metalli
  • marrone per l’organico
  • il grigio/bianco trasparente i rifiuti indifferenziati
  • il rosa, i sacchetti profumati, per uso bagno

Infine, buona pratica sarebbe quella di acquistare sacchetti compostabili, un materiale che non solo è biodegradabile (dunque che si decompone facilmente), ma anche disintegrabile e il cui processo di decomposizione avviene in meno di 3 mesi, a differenza dei sacchetti di plastica normali che impiegano dai 10 ai 30 anni.

Basta davvero poco per fare la differenza e contribuire nella corretta suddivisione dei rifiuti per la raccolta differenziata!

Perché?

GreenWashing = Fake Green

Cos’è il GreenWashing?

GreenWashing” o in italiano “ecologismo di facciata” è una strategia utilizzata da alcune grandi imprese.
Il consumatore pensa di acquistare beni e servizi “eco-friendly”. In realtà non è in nessun modo provato e accertato. Anzi, chi usa questa strategia, cerca di insabbiare in qualche modo l’effetto negativo sull’ambiente. Quindi di fatto si tratta di un vero e proprio inganno per attirare una clientela più esigente sul tema della sostenibilità.

Alcune famose aziende coinvolte

H&M accusata di GreenWashing

Il colosso dell’abbigliamento svedese H&M nel 2019, è stato accusato di GreenWashing.  Infatti H&M utilizzava pubblicità per sponsorizzare la propria linea di prodotti a detta loro “green”. In realtà non fornivano nessuna informazione specifica sulla loro sostenibilità.
Unica informazione rilasciata, molto vaga: “utilizziamo almeno 50% dei materiali riciclati”.

L’azienda non ha avuto nessuna conseguenza legale. Ma solo “fortemente consigliato” di cambiare la comunicazione di alcuni prodotti.

Ikea

Ikea accusata di GreenWashing

Anche la ”super sostenibile” azienda svedese produttrice di mobili è stata accusata di GreenWashing. La comunicazione aziendale di Ikea ci fà pensare che consumi moltissimi alberi. Nonostante questo pensiamo che compensi sempre piantandone almeno il doppio. Di fatto ci fanno credere che il loro business sia praticamente eterno e a danno ambientale zero.

Ultimamente Ikea è nel mirino di alcuni gruppi ambientalisti. Ucraina, Russia e Romania accusano l’azienda di recuperare legname in modo illecito e non controllato. E’ presente un vero e proprio contrabbando di questa utile materia prima. Per vendere questo legno illegale vengono abbattute foreste protette che in teoria dovrebbero essere salvaguardate. In questi boschi sono presenti anche alberi antichi. Purtroppo si è accertato l’abbattimento di alcuni di questi.

Eni Eni accusata di GreenWashing

Il fenomeno GreenWashing colpisce anche il colosso italiano degli idrocarburi. Nonostante l’occultamento della notizia, l’AGCM  è riuscita a scoprire alcune malefatte dell’azienda.  Il caso più eclatante è sicuramente “ENIdiesel+”. Questo è stato commercializzato come un combustibile sostenibile e green. L’azienda ha comunicato che al suo interno sono presenti “additivi vegetali”. Questi in teoria dovrebbero abbattere l’impatto ambientale. In realtà non influiscono in alcun modo.

Il TAR, a seguito delle sue indagini, ha sanzionato ENI con la somma massima possibile: 5 milioni di euro. Inoltre gli ha proibito di utilizzare campagne pubblicitarie per sponsorizzare i combustibili.

Perchè (non) conviene il GreenWashing

Uno degli effetti negativi di questo fenomeno è l’istantanea perdita di fiducia da parte dei consumatori. E ovviamente il distacco più totale di quei clienti che al “green” ci tengono particolarmente.

Per fortuna esistono moltissime aziende che applicano politiche verdi e sostenibili. Il rischio è che purtroppo le aziende che fanno GreenWashing si infiltrino tra di esse. Per evitare che questo accada l’Unione Europea ha creato delle norme con relative sanzioni.

Se avete dei dubbi su una particolare azienda e sui prodotti che produce non rischiate. Controllate la credibilità delle certificazioni ambientali. Esistono app che permettono di tracciare l’autenticità del prodotto eco-friendly.

Le aziende utilizzano il GreenWashing perché funziona e conviene per loro. Se il loro prodotto “FakeGreen” non vende, probabilmente cambieranno strategia di marketing o addirittura il prodotto stesso.

Fonti

https://esgnews.it/focus/analisi-e-approfondimenti/greenwashing-definizione-ed-esempi/
https://it.wikipedia.org/wiki/Greenwashing
https://nonsolowork.com/le-aziende-accusate-di-greenwashing-i-9-casi-piu-famosi/

Perché?

Il Natale regala plastica

Siamo nel periodo natalizio: addobbi, alberi, dolci e regali sono i protagonisti ma la nostra nemica plastica è, come sempre, in agguato!

Probabilmente non ci abbiamo mai fatto caso ma la plastica durante il periodo natalizio è ovunque, dall’ albero finto alle decorazioni, dalla carta plastificata per impacchettare ai contenitori distribuiti nei mercatini di Natale dove, per vendere vin brulè e ciccolata calda, si utilizzano bicchieri di plastica.

Gli addobbi: belli ma non riciclabili

Come da tradizione, dall’otto di dicembre la plastica invade ogni casa. Gli addobbi dell’albero, le luci e le ghirlande sono necessari per creare l’atmosfera natalizia, però sono un’arma a doppio taglio: dietro alla loro bellezza celano la plastica.

Anche se a volte sono riutilizzabili, il problema nasce quando si rompono e devono essere buttati. È qui che ci poniamo la domanda esistenziale: in quale bidone li getto?

Nella maggior parte dei casi, luci, addobbi e lo stesso albero sintetico non sono riciclabili perchè composti da diversi materiali, quindi non possiamo buttarli semplicemente nell’indifferenziata ma dovremo rivolgerci all’isola ecologica della nostra città.

Crea un pacchetto plastic free

La plastica la troviamo anche nell’impacchettamento del regalo, nascosta tra carta plastificata, nastri, etichette e scotch. Forse non abbiamo mai pensato che scotch e nastrini possono essere eliminati dai nostri regali, attraverso l’utilizzo di una tecnica Giapponese, che permette di piegare un semplice foglio con un particolare procedimento, creando un pacchetto autoreggente. Provare non costa nulla e con un semplice accorgimento puoi contribuire alla salvaguardia dell’ambiente, clicca qui per vedere come fare!

La plastica invade anche i mercarini

Durante il periodo natalizio non possono mancare i mercatini, dove per scaldarsi dal rigido inverno, vengono venduti bicchieri e bicchieri di vin brulè, cioccolata calda e tisane.

Il problema non è tanto ciò che viene venduto all’interno del bicchiere ma il contenitore stesso. Tutti sono composti da plastica o polistirolo e spesso all’interno dei mercatini e, più in generale in tutta la città, non esistono bidoni appositi per il loro riciclo, costringendo le persone a gettarli negli unici bidoni a disposizione ovvero nell’indifferenziata o addirittura per i più maleducati e irrispettosi a disperderli nell’ambiente.

Alcuni veditori più attenti all’ambiente potrebbero optare per dare bicchieri di fibre naturali che, per il loro riciclo, devono essere buttati nell’umido e non assolutamente nell’indifferenziata. Ma le persone sono veramente informate su come si smaltiscono i rifiuti? Può capitare anche di avere in mano un “bicchiere platic free” e non sapere che questi debbano essere buttati nell’organico e quindi, involontariamente, li gettiamo altrove, causando l’inutilità del “bicchiere plastic free”.

Il Natale, quindi, oltre a portare gioia e armonia attraverso addobbi, regali e gustose bevande, ci regala anche plastica. Un regalo che il nostro pianeta non gradisce e tocca a noi, nel nostro piccolo, cambiare perchè “a Natale, puoi fare ciò che non puoi fare mai!” ( cit. Bebe, A Natale puoi, album Dolce Natale, 2015)

 

Perché?

Raccolta dei rifiuti marini: chi fa e farà la differenza?

Abbiamo capito tutti che siamo gli unici responsabili di aver riempito la spiaggia e il mare di rifiuti… ma quali?

L’82% di quelli marini sono di tipo plastico mentre solo il 18% sono di altri materiali e, di quell’ 82%, ben il 50% è composto da plastica monouso!

Anche per quanto riguarda la spiaggia i dati sono molto simili: l’81% degli oggetti rinvenuti è plastico, seguito dal vetro e dalla ceramica all’8%, dal metallo al 4%, dalla carta al 3% e da altri materiali con percentuali minori.

Chi pensa alla pulizia delle spiagge?

Negli ultimi anni, le iniziative da parte di alcuni cittadini sono aumentate e il loro aiuto è e sarà sempre importante per ripulire le spiagge.

A Rimini, per esempio, sono diverse le manifestazioni che hanno sensibilizzato i cittadini su questo tema sempre più importante. Fra queste troviamo l’evento dello scorso 15 Marzo “Friday for Future” a cui hanno preso parte molti studenti che hanno impiegato la loro giornata a ripulire le spiagge e il parco Marecchia di Rimini.

Per vedere di cosa si è trattato clicca qui!

E chi pensa invece al mare e ai suoi fondali?

 

I sub e i pescatori sono coloro che stanno provando a fare la differenza.

Il gruppo “Sub Gian Neri” di Rimini, infatti, si occupa in prima persona della raccolta dei rifiuti sparsi nel mare e, soprattutto, intorno alle Piramidi.

Esse sono infatti una zona di immersione artificiale in quanto sono un sito nato circa 25 anni fa per la riproduzione dei mitili. Le cozze, però, non sono le uniche ad essere trovate dai sommozzatori in questo luogo…

Un consistente numero di oggetti di ogni tipo viene infatti da loro ritrovato durante le immersioni e, grazie a giornate come quella del 9 Settembre scorso “Insieme per un mare più pulito“, portate sulla terraferma.

Anche i pescatori, così come i sub, vorrebbero apportare un loro contributo fondamentale per la pulizia dei mari. Fino ad ora, però, non hanno potuto farlo in quanto avrebbero commesso il reato di trasporto illecito di rifiuti, pagandone addirittura lo smaltimento. Tutto ciò li portava a rigettare in mare ciò che pescavano accidentalmente.

Ma le cose stanno cambiando! Grazie al disegno di legge “Salvamare“, approvato dal Consiglio dei Ministri l’8 aprile scorso, i pescatori potranno trasportare a terra i rifiuti marini e costituire quindi un aiuto importante per la raccolta degli stessi.

 

 

Perché?

FAI PARTE ANCHE TU DELL’ECONOMIA CIRCOLARE: INIZIA A RIUTILIZZARE

La nostra vita quotidiana, così come il ciclo produttivo delle aziende, è basata sul consumismo.
Ogni giorno utilizziamo prodotti di massa non sfruttati totalmente.
Questo a causa dell’utilizzo da parte delle imprese dell’economia lineare rispetto a quella
circolare.

ECONOMIA LINEARE VS ECONOMIA CIRCOLARE

 

L’economia lineare si basa sullo sfruttamento delle materie prime per la creazione del prodotto
finale, senza considerare il riutilizzo degli scarti, bensì solo il loro smaltimento, causa principale
dell’inquinamento marino e terrestre. E’ preferita perché più redditizia in quanto, all’interno della
nostra società, i prodotti a fine vita vengono considerati un peso e quindi buttati senza pensare a
una possibilità di riciclarli perché troppo costoso.
L’economia circolare si trova invece in contrapposizione perché punta a rigenerarsi da sola.
Ciò che gli altri butterebbero, qui viene riutilizzata, rielaborata e reintegrata in quanto il suo obiettivo è quello di porre attenzione all’impatto ambientale e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale minimizzando gli scarti e le perdite.

RIMINI VERSO L’ECONOMIA CIRCOLARE

Nel riminese l’economia circolare non viene ancora utilizzata abbastanza dalle aziende, ma viene
però promossa attraverso l’ECOMONDO: “una fiera internazionale con un format innovativo che
unisce in un’unica piattaforma tutti i settori dell’economia circolare: dal recupero di materia ed
energia allo sviluppo sostenibile” (cit. www.ecomondo.com).
Si terrà quest’anno la 23esima edizione dal 5 all’8 novembre 2019 dell’evento durante il quale
verranno presentati vari punti su rifiuti e risorse, bioeconomia circolare, bonifica e rischio
idrogeologico e acqua.

COSA POSSIAMO FARE NEL NOSTRO PICCOLO?

La risposta a questa domanda non è così complicata perché ci sono diversi modi semplici ma
efficaci per riutilizzare tutti i prodotti fatti di plastica.
Eccone alcuni esempi:
1) Salvadanaio
Stai raccogliendo qualche spiccio per la tua prossima vacanza? Perdi sempre le monete dal portafoglio?
Un salvadanaio creato con una bottiglietta di plastica e qualche tappo potrebbe fare al caso tuo!

2) Giardinaggio
Il tuo giardino è un disastro? Terra e piantine in ogni dove? Non hai mai tempo per annaffiare?
Con pochi passi potrai creare degli utensili adatti a sistemare tutto ciò.

3) Portamatite
Hai una camera sempre in disordine? Ami disegnare ma non hai ma i tuoi colori sono sparsi per tutta casa?
La soluzione è a portata di mano: una zip e una bottiglia di plastica saranno i tuoi “ingredienti”.

4) Alberi di cannucce
Ti manca qualche addobbo per il tuo albero? Sei stanco delle solite decorazioni di Natale? Semplici creazioni potrebbero rendere il tuo Natale più unico che mai…

C’hai preso gusto? Queste sono solo poche delle idee che potresti realizzare diventando anche tu
parte integrante dell’economia circolare… Clicca qui per qualche ulteriore idea ecosostenibile!

Perché?

Stiamo mangiando plastica!

La plastica è un elemento presente ovunque intorno a noi ed è quasi essenziale nella vita di tutti i giorni.

Da quando è stata introdotta nella nostra routine, è sempre stata un’arma a doppio taglio in quanto da una parte ha semplificato e migliorato la vita quotidiana ma dall’altro ha contribuito in maniera sostanziale a inquinare l’ecosistema globale, invadendo la nostra esistenza e quindi esponendoci in numerosi modi ai suoi rischi.

Il vero problema è però creato dalle microplastiche.

Che consa sono le microplastiche?

Le microplastiche si creano quando i rifiuti di plastica dei prodotti utilizzati dall’uomo si frantumano in tantissimi e piccolissimi pezzi. Esse si trovano soprattutto nell’ecosistema marino e acquatico,

“…costituendo, infatti, una delle principali cause di morte per soffocamento di molti pesci e uccelli marini, poichè vengono scambiati per cibo.” (citato nell’articolo di anteritalia.org).

La plastica nel corpo umano

Recenti studi ci hanno svelato che l’inquinamento da parte delle microplastiche non interessa solo pesci e molluschi, ma perfino cibi e bevande e prodotti non strettamente provenienti dal mare.

Possiamo infatti trovarle nel miele, nella birra, nei dentifrici, nei cosmetici e nello shampoo, dove sono presenti come microgranuli.

Rendiamoci conto che solo bevendo una lattina di birra ingeriamo decine e decine di microplastiche. Quante ce ne saranno in tutto il resto? E in un singolo pasto?

Sapendo questo pensiamo anche alla nostra “dieta mediterranea” di cui andiamo tanto fieri, in quanto elementi essenziali come sale e acqua minerale, sono formati per circa il 98 % dalle microplastiche. Esse arrivano all’interno dell’acqua in bottiglia soprattutto perché le particelle vengono rilasciate durante i periodi di stoccaggio delle bottiglie di plastica che con le nuove normative arrivano anche oltre all’anno.

“Non è sicuro se le microplastiche che vengono ingerite dall’uomo possono essere trasportate nei tessuti. Sappiamo però che le microplastiche sono ampiamente utilizzate come trasportatori di medicinali e possono trasferirsi nei diversi tessuti dell’uomo” (citazione dell’articolo di promiseland.it).

Diventiamo consapevoli del fatto che le nano plastiche, particelle ancora più piccole delle microplastiche (meno di 5 millimetri), sono in grado di entrare nel flusso sanguigno, nel sistema linfatico e raggiungere quindi il fegato.

Quali conseguenze nella salute?

Le conseguenze sulla nostra salute della presenza di plastica nel nostro corpo sono molto gravi.

Si è appurato che le microparticelle della plastica causano l’aumento delle cellule che comportano il cancro al seno. 

Questo scoperta deve far suonare un campanello dall’allarme e anche se non abbiamo abbastanza elementi necessari per quantificare e rivelare le vere conseguenze sulla nostra salute, dobbiamo “rimboccarci le maniche” per limitare gli effetti nocivi al pianeta e quindi anche sull’uomo.