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Come Rimini è diventata smart city

Rimini è il più grande comune della Valmarecchia ed è situato sul Mar Adriatico nella regione dell’Emilia-Romagna. Grazie alla sua posizione, il comune offre vari tipi di paesaggi: dalle spiagge sabbiose dell’Adriatico e dalle pianure, fino alle dolci colline e ai primi monti dell’entroterra, dove regnano i fiumi del Marecchia e dell’Ausa.
Questa è una città che negli anni ha ospitato sempre più turisti da tutta Europa, richiamati dalle attrazioni turistiche adatte a persone di tutte le età: ciò ha contribuito a far sì che il comune di Rimini rinnovasse molti posti che da tempo erano stati lasciati a loro stessi.
Spazi come piste ciclabili, parchi, nuovi mezzi green da poter utilizzare per muoversi nella città e tanti altri provvedimenti presi dal comune, sempre seguendo le orme della sostenibilità, contribuisce così a far classificare Rimini come undicesima tra le città più green d’Italia con Legambiente.

Il parco del mare

 

Altro progetto che si concentra nella parte del lungomare di Rimini, prevede la creazione di un’area verde affiancata ad una vasta pista ciclabile completamente ristrutturata in maniera green.
La pista ciclabile si riempie di vita soprattutto in estate, ospitando mercatini dell’usato, feste e balli popolari, mentre la parte green è popolata da alberi e piante, e sono inoltre presenti piccole aree attrezzate alla ginnastica e allo svago dei bambini.

Oltre a ciò, anche nella spiaggia stessa sono stati aggiunti dei divieti che vogliono diminuire sempre di più l’inquinamento di ogni tipo nei nostri paesaggi: i più recenti provvedimenti riguardano il divieto di vendita di cibo e bevande in imballaggi di plastica, e il divieto di fumo sulla riva del mare.

Piano di salvaguardia della balneazione

 

Dal 2013 Rimini ha aderito ad un piano che consiste nel risanare il sistema idrico più grande d’Italia, con il quale vennero riportati adattamenti agli impianti fognari e depuratori e che mira in qualche anno a ridurre del 90% l’inquinamento delle acque del mare, così da eliminare i vari divieti di balneazione comuni a tutta la costa.
Questo grande progetto è riuscito, inoltre, ad entrare negli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 delle Nazioni Unite.

Nuovi trasporti sostenibili

 

Negli ultimi anni la nostra città si è impegnata nel fornire molti trasporti elettrici green, con il principale obiettivo di diminuire l’inquinamento nell’aria e nei nostri mari.
Ciò comprende centinaia di ebike e scooter elettrici, oltre ai mille monopattini: quest’ultimi sono molto utilizzati dai turisti.
Innovativa, però, è la stazione ferroviaria Metromare: questo mezzo di trasporto completamente elettrico della Start Romagna consente di andare da Rimini a Riccione in pochi minuti, consentendo di evitare tutto il traffico.


I biglietti sono gli stessi di un qualsiasi autobus e sono acquistabili in ogni tabaccheria; la Metromare passerà in ogni fermata ogni 5 minuti.
Per concludere, vicino alla stazione di Rimini è anche presente il Bike Park, pieno di tutti i servizi che un ciclista potrebbe cercare: dall’officina, al noleggio bici, un parcheggio privato, una ricarica per bici elettriche e persino un punto ristoro.
Grazie alla posizione favorevole, dalla stazione puoi raggiungere in bicicletta sia il centro che il mare!

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Come i social affrontano l’inquinamento

Viviamo in un mondo dove costantemente si combatte per la sostenibilità ambientale e per la salvaguardia del nostro pianeta. I paesi, tramite degli interventi legislativi, mirano ad incentivare i propri cittadini a svolgere azioni più sostenibili al fine di migliorare la vita sociale, economica e della terra. Tuttavia si è sentita la necessità di trovare nuovi mezzi di diffusione per spronare sempre più persone, ad esempio tramite i social network. Infatti, oggi più che mai, si stanno affermando i cosiddetti green influencer, coloro che hanno il potere di influenzare e sensibilizzare i propri follower su questioni ambientali. Grazie alla portata sempre più ampia delle loro audience e l’utilizzo incessante delle piattaforme social, essi generano un impatto efficace sulla coscienza unanime dal punto di vista ambientale.

Uno studio condotto dall’Università Lum, ha affermato che le persone esposte a contenuti educativi, sull’utilizzo consapevole della plastica, presenti sul proprio feed dei social, sono più motivate a compiere tali azioni. A tal proposito, numerose imprese hanno sfruttato il potenziale dei social media per la promozione di iniziative sostenibili e per generare comportamenti positivi da parte degli utenti. Quest’ultimi, interagendo con la pagina, quindi, mettendo “mi piace” o commentando un post, facilitano il comportamento appropriato dando vita ad un circolo virtuoso indiretto di sostegno per la diffusione di queste pratiche.

Un esempio emblematico di green influencer è Camilla Mendini, alias Carotilla, la quale dal 2016 si impegna ad affrontare tematiche come slow fashion, economia circolare e zero waste. Fu la prima Green Influencer italiana a trattare questi contenuti su Instagram e Youtube. Nel 2018 lanciò il suo brand di abbigliamento (chiamato “Amorilla”) che utilizza tessuti sostenibili e prodotti cosmetici con tinture naturali. Inoltre, Camilla ha creato degli hashtag per le tematiche da essa svolte come #5minshower, dove la challenge invita a fare una doccia in meno di 5 minuti per risparmiare acqua; #rifiutairifiuti, in quanto Camilla si è mostrata attiva nella pulizia di strade, parchi, spiagge e luoghi urbani; #1dress7days, dimostrando che indossare lo stesso capo per una settimana intera non intacca lo stile di una persona.

 

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Smaltimento dei rifiuti nell’UE

rifiuti urbani rappresentano il 10% delle 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno nell’ Unione europea, ma sono anche i più evidenti e complessi a causa della loro composizione.

L’Unione europea nel 2018 ha fissato delle nuove norme riguardanti i rifiuti di imballaggio, riciclo e discariche. Lo scopo è quello di rinforzare il passaggio dall’economia lineare a quella più sostenibile ovvero all’economia circolare.economia circolare

Gli oggetti di plastica monouso, quali cotton fioc, posate, piatti, cannucce e vari bastoncini saranno presto tolti dal mercato. Di questi esiste già la versione alternativa. Obiettivo entro il 2029 di raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica tramite il sistema del “vuoto  a rendere“.

Inoltre si sta anche lavorando sul problema degli attrezzi da pesca persi in mare. Verranno fatti degli investimenti in ricerca e innovazione col fine di produrre attrezzi per pesca ecosostenibili.

Nella statistica del 2017, il 46% dei rifiuti urbani viene riciclato e compostato

  • La Germania e l’Austria sono in cima alla classifica dei paesi che riciclano maggiormente.
  • plastica imballataNei paesi del nord-ovest dell’UE lo smaltimento in discarica è quasi inesistente perché gestiscono i rifiuti urbani attraverso l’utilizzo di inceneritori e metodi di riciclo.
  • Tra il 2006 e il 2017 l’uso delle discariche è diminuito notevolmente nei paesi nordici.
  • Altri stati membri fra cui anche l’Italia smaltiscono circa un terzo dei rifiuti nelle discariche.
  • Nei paesi dell’est e sud Europa il metodo principale per la gestione dei rifiuti è la discarica.

In che situazione si trova l’Italia?

Nonostante il periodo tormentato della pandemia di COVID-19, l’Italia non ha mai smesso di riciclare gli imballaggi di plastica. Basti pensare che nel 2020 è cresciuta del 4% la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Come risultato, in ambito della raccolta differenziata il nostro paese ha compiuto dei grandi passi in avanti.

La pandemia, il nuovo ed enorme problema legato ai dispositivi di protezione

Le mascherine monouso sono diventate il simbolo della pandemia. Hanno portato a ragionare molto sull’argomento dello smaltimento dei rifiuti di plastica. Il cattivo utilizzo di questi dispositivi di protezione monouso e la dispersione nell’ambiente stanno incrementando il problema dei rifiuti plastici che inquinano oceani ed ecosistemi terrestri. Se disperse in mare, le mascherine tendono a galleggiare, ma ne esistono di più pesanti (come le mascherine Ffp2), che affondano o restano sospese a tutte le profondità. Numerosi pesci, tartarughe, mammiferi marini e uccelli rischiano la vita ingerendole, mentre altri animali sono spesso vittime degli elastici.

Come sono cambiate le mascherine nel tempo e da cosa sono costituite?

Agli inizi del ventesimo secolo le mascherine chirurgiche erano formate da tanti strati di cotone che le rendevano riutilizzabili. Negli anni ’90 le fibre di vetro costituivano le mascherine chirurgiche che irritavano la pelle del viso, e vennero sostituite con materiali provenienti dall’industria tessile come il propilene, il nylon, il poliestere e la cellulosa. In data odierna le mascherine sono composte da materiale plastico detto TNT, ovvero tessuto non tessuto”, che appunto comporta gravi danni se disperse nell’ambiente. Con le radiazioni solari le mascherine rilasciano innumerevoli sostanze chimiche nocive provenienti dal polipropilene. Queste informazioni devono farci riflettere sulle disattenzioni riguardo al trattamento che riserviamo alla nostra grande casa: la Terra.

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Riciclaggio e generazioni a confronto

Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di riciclaggio, ma quanti sanno realmente cosa vuol dire riciclare? Mediante l’espressione “riciclaggio di rifiuti” si intendono tutte le pratiche e le azioni volte a ricavare dei materiali utili da oggetti che altrimenti verrebbero smaltiti nelle discariche. Il nostro obiettivo è quello di capire quali sensazioni spingono a riciclare e per raggiungerlo abbiamo selezionato individui che rappresentano diverse generazioni con approcci differenti verso la questione.

A tutti i candidati sono state poste le medesime domande di carattere generale, per comprendere a pieno il loro pensiero verso l’inquinamento, focalizzando l’attenzione in modo particolare sul riciclaggio. Qui di seguito riporteremo alcuni passaggi salienti delle interviste che abbiamo effettuato.

Il primo candidato è un ragazzo della nostra età che ritiene di essere molto sensibile al tema dell’ambiente e dei rifiuti ed inoltre teme un peggioramento di tale fenomeno se non si apportano modifiche immediate, è perciò fondamentale per lui non ignorare il problema.Sostiene di provare rabbia verso le generazioni precedenti che non si sono curate di limitare la situazione di pericolo quando era ancora facile da reprimere, lasciando così un mondo degradato ai successori.

 

La nostra indagine continua con l’opinione di Georgia, madre di un componente del gruppo che alla domanda “Cosa significa per te riciclare?”, risponde che per lei significa avere molta attenzione per il nostro pianeta e per tutto ciò che ci circonda perché è importante salvaguardarlo, in primo luogo per noi e in secondo luogo per le generazioni future. Afferma inoltre di aver iniziato da pochi anni a prendere sul serio la questione dell’inquinamento e quindi a partecipare attivamente per migliorare la situazione, perché ritiene di non aver avuto un’adeguata sensibilizzazione al riciclo da bambina,in quanto il problema veniva quasi del tutto ignorato. Al giorno d’oggi Georgia si impegna ad effettuare la raccolta differenziata, ma ritiene che i metodi utilizzati non siano abbastanza efficaci per riuscire ad apportare un cambiamento positivo, almeno non in breve tempo.La madre in seguito esprime le sensazioni provate nel vedere interi paesaggi ed ecosistemi deturpati dalle sostanze inquinanti e si sente in colpa credendo di essere intervenuta troppo tardi.

Gli ultimi soggetti da noi analizzati sono i nonni di un altro componente del gruppo,che hanno messo in luce il contrasto tra passato e presente. Entrambi considerano il “riciclo” come il riutilizzo di oggetti, adibendoli ad usi differenti rispetto a quelli concepiti inizialmente e ritengono che sia importante effettuare misure di questo tipo per ridurre l’inquinamento.In aggiunta illustrano come nel passato,prima dell’avvento della plastica,si usassero materiali molto meno dannosi per l’ambiente, ad esempio nei supermercati gli alimenti erano contenuti all’interno di involucri di carta, oppure l’acqua era disponibile solo in bottiglie di vetro, perfettamente destinabili ad altri usi. Uno dei due intervistati attraverso l’espressione “riciclare è vita” sottolinea l’incredibile importanza di tale gesto, che se non correttamente eseguito potrebbe distruggere l’avvenire.

 

Sentendo le testimonianze e confrontandole abbiamo capito che tutte hanno in comune il desiderio di contribuire alla creazione di un pianeta migliore, dove i cittadini pensano in egual misura al proprio benessere e a quello della natura. Tutto ciò ci fa riflettere sul fatto che le persone che hanno colto i segnali di allarme ci sono e che ora c’è solo bisogno di mobilitarsi concretizzando le parole.

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Arte, creatività e plastica

Plastica: un’ispirazione per gli artisti

Negli ultimi decenni, l’abuso della plastica ha indotto gli artisti ad adeguare la loro produzione ai problemi della società contemporanea. Oltre a rappresentare le proprie idee, gli artisti si sono posti come principale obiettivo quello di sensibilizzare le persone e risvegliare in loro un sentimento di responsabilità verso il mondo che li circonda.

La plastica è un elemento leggero e facile da maneggiare che permette di dare sfogo alla propria fantasia, trasformando semplici rifiuti in qualcosa di geniale e innovativo. Negli ultimi tempi sono stati numerosi gli artisti che si sono dedicati con particolare attenzione a questo fenomeno, tra cui Vittorio D’Augusta, Bordalo Segundo e Annarita Serra.

 

Il riciclo diventa arte

Tutto ciò è stato rappresentato da Vittorio D’Augusta attraverso l’esposizione della mostra: “Manifesti e Segnali di allarme”, iniziativa promossa dal comitato “Basta plastica in mare”. L’installazione, situata presso la Galleria dell’Immagine di Rimini, ha come tema principale una citazione da “Mediterraneo” di Eugenio Montale, una delle più intense poesie della raccolta “Ossi di seppia”.

Vittorio D’Augusta è un celebre pittore riminese d’adozione, il quale mediante i rifiuti raccolti sulle spiagge della riviera romagnola, è riuscito a realizzare delle opere d’arte plastiche, significative per educare le persone al tema della salvaguardia dell’ambiente e ad una maggiore consapevolezza.

Visitando la mostra e osservando le installazioni si può constatare quanto questi rifiuti trovati sulle rive del mare possano essere materiale utile per l’ideazione e la realizzazione di arte.

Un esponente internazionale di questo movimento artistico è Bordalo Segundo, un artista lisbonese che trasforma i rifiuti in materia prima per la sua arte. Alcune delle  sue più importanti opere sono situate nella mostra “Accord de Paris” presso la “Galerie Mathgoth” a Parigi.

In questa esposizione l’artista ha messo insieme materiali di scarto che diventano animali con occhi ed espressioni. In questo modo Bordalo vuole mettere in evidenza gli effetti negativi che gli esseri umani stanno avendo sull’ambiente, facendo un raffronto con il mondo animale che sta già subendo le conseguenze che la plastica porta al nostro pianeta.

E se per cambiare bastasse un sogno?

Un esempio che i sogni di un individuo si possono realizzare è Annarita Serra, la quale nel corso degli anni è riuscita a fare della propria passione il suo mestiere. La Serra aveva due sogni nella sua vita, lavorare con l’arte e salvare il mare.

Con gli anni è riuscita nell’intento di combinare le due attività. Tutto iniziò tramite la sua esperienza in Nuova Zelanda dove riuscì a notare le differenze tra il mare della Sardegna e quello neozelandese. Quest’ultimo per lei è fonte di ispirazione perché identifica l’immagine perfetta del paesaggio marittimo.

Al ritorno da questa esperienza si dedica alla raccolta dei rifiuti presenti sulla spiaggia di Piscinas e a trasferirli nella sua abitazione milanese per poi riprodurre i volti di icone famose. Lo spettatore davanti a tali rappresentazioni rimane sbalordito per la modalità di realizzazione dell’opera e riflette sui modi alternativi del riciclo di rifiuti plastici.

In conclusione, dai fatti sopracitati si può affermare che l’arte è un dispositivo di pronto soccorso per rispondere di verità e di sogni, per far fronte ad emergenze, per immaginare e anticipare visioni.

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Dalle parole ai fatti

Dopo un lasso di tempo durante il quale la sostenibilità dell’ambiente è stata trascurata, la società è arrivata ad un punto in cui è impossibile ignorare i danni causati dall’ indifferenza. Tutto ciò, nell’ultimo periodo, ha portato ad un maggior riguardo verso l’ambiente sia da parte delle organizzazioni private che delle istituzioni.
I principali progetti volti alla salvaguardia del territorio sono stati attuati da organizzazioni internazionali come il WWF e altre associazioni locali ad esempio Basta Plastica in Mare (Associazione di Promozione Sociale), ideatore di “Romagna Plastic Free/2023”, che ha lo scopo di eliminare quasi completamente la plastica dalla Costa Romagnola dell’Adriatico entro il termine prestabilito.

L’importanza dell’educazione

 

L’educazione alla sostenibilità deve partire anche dalle scuole, le quali devono cercare di sensibilizzare le persone già dall’infanzia. Per questo motivo sempre più istituti prendono iniziative finalizzate alla pulizia dei luoghi pubblici. Un progetto al quale abbiamo partecipato quando frequentavamo la scuola secondaria di primo grado ,prevedeva che gli alunni dedicassero più giornate alla pulizia del proprio Comune.Inizialmente noi ragazzi non avevamo pienamente compreso l’importanza di tale gesto,ci sentivamo spensierati ed entusiasti di svolgere un’attività di gruppo differente dalle ordinarie lezioni.Ma dopo attente riflessioni svolte insieme agli insegnanti e alle proprie famiglie,durante le quali è stato
presentato l’argomento e gli effetti negativi che ne conseguono, abbiamo capito come ognuno di noi possa fare la differenza nel suo piccolo e questo ha suscitato in noi un senso di soddisfazione.

Uniti verso un unico obiettivo

 

Recentemente si è svolta un’attività di sciopero contro i cambiamenti climatici,che ha coinvolto in prima persona sia ragazzi che persone adulte. Una manifestazione pacifica,apartitica e studentesca organizzata
da GreenPeace e dal comitato “Basta Plastica in mare”. Essa prevedeva la pulizia di due punti della città di Rimini, ovvero il mare e il Parco Marecchia. Ognuno dei partecipanti doveva decidere se recarsi all’uno o all’altro luogo per aiutare a ripulirlo dalla plastica e dai rifiuti, successivamente i due gruppi si sono incontrati in Piazza Cavour dove hanno scambiato riflessioni e interventi. I membri del nostro gruppo hanno preferito recarsi in spiaggia, anche per via del coinvolgimento in un progetto legato alla tutela del nostro mare. In questa occasione, le nostre emozioni sono state molto differenti rispetto al progetto del quale vi abbiamo raccontato precedentemente. In primo luogo eravamo più consapevoli della rilevanza di ciò che stavamo svolgendo e vedendo le condizioni della spiaggia ci siamo resi conto di essere direttamente responsabili della situazione.
Mentre ripulivamo la zona prescelta, eravamo soddisfatti di aver effettivamente contribuito, finalmente non solo con le parole ma anche con i fatti.
Inoltre, nel ritrovo in piazza Cavour, erano presenti cartelloni e striscioni creati dai ragazzi con lo scopo di far capire che la tematica sta veramente a cuore alla nuova generazione e che non è solamente una giustificazione a un’assenza. Tutto ciò ci ha fatto sentire parte integrante di un vero e proprio movimento sociale che potrebbe porre un rimedio alla problematica attuale.

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I risultati dell’indifferenza

Condizioni sempre più allarmanti 

L’inquinamento dei mari sta diventando uno degli argomenti più discussi, in quanto rappresenta la principale causa dei danni riscontrabili sia negli ecosistemi che nella salute umana.

La principale componente inquinante dei mari è sicuramente la plastica, le cui quantità, costantemente in aumento, sono destinate a peggiorare le condizioni attuali.

Da come è stato fin qui sostenuto risulta evidente che si dovrebbe iniziare a prendere nuovi provvedimenti e soprattutto che le persone rispettino quelli già esistenti, infatti basterebbe anche solo che ogni individuo contribuisse nel suo piccolo.

Tuttavia, sembra che la società non si renda conto delle ricadute che un semplice involucro di plastica  potrebbe avere sull’ambiente o addirittura pare che siano indifferenti, come se la tutela del mondo in cui sono destinati a trascorrere il resto della propria vita non li riguardasse.

Sebbene la sostenibilità ambientale sia diventato un argomento del quale facilmente si sente parlare, nessuno sembra aver realizzato veramente la gravità del problema, forse non basta discuterne perché purtroppo alle persone tutto ciò che entra da un orecchio esce dall’altro,  finendo così per aspettare che magicamente la situazione si sistemi da sola.

inquinamento spiaggia

L’origine del disinteresse

Date le condizioni disastrose riscontrabili in alcune parti del nostro territorio, si può dedurre che i cittadini siano disinteressati a sistemare la situazione e lo dimostrano attraverso il proprio atteggiamento distaccato.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è quali siano le origini di questo diffuso menefreghismo, forse la società contemporanea non è sufficientemente informata riguardo ai rischi provocati dai materiali che vengono dispersi nel territorio.

Ma da dove viene questa mancata conoscenza? Magari è la conseguenza della diseducazione perché la questione non è stata adeguatamente affrontata durante l’ infanzia o l’adolescenza.

Si potrebbe quindi ripartire dalle scuole, insegnando che proteggere la natura è una responsabilità umana e che  il nostro egoismo non può rovinare tutto ciò che ci circonda.

Così facendo la nuova generazione, che ovviamente rappresenta il futuro, riuscirà a crescere nel rispetto del territorio e tramanderà l’insegnamento.
E’ triste però come in molti istituti, che dovrebbero educare e preparare l’alunno alla vita adulta, non ci si impegni neanche ad effettuare semplici misure come ad esempio la raccolta differenziata, quindi è impensabile migliorare le condizioni attuali se persino le istituzioni non prendono provvedimenti a riguardo.
Se i singoli non si sentono appoggiati quando prendono iniziative per cambiare i fatti, a lungo andare proveranno angoscia, trovandosi da soli ad affrontare qualcosa più grande di loro.
Non possiamo permetterci che i pochi ad interessarsi attivamente si sentano scoraggiati, perché la demotivazione porta un individuo dopo l’altro a lasciare la causa, sentendo di essere un puntino insignificante in un mondo estremamente grande che ha un disperato bisogno di aiuto.

Il miglioramento nasce guardandosi dentro

Gli esseri umani non notano ciò che è lontano dai loro occhi, quindi c’è necessità di raccontare il problema,ma non solo a parole, attraverso esempi pratici.
Una volta tolto l’alone dell’ignoranza si tratta solo di riflettere,capire cosa è giusto fare e attuare piccoli accorgimenti, purtroppo ci sarà sempre qualcuno che resterà dell’idea che non sia il suo compito salvare la terra ma se la maggioranza si convince del contrario si può iniziare a sperare.